Piazza Grande | San Paolo, protestano i senzatetto. L’altra faccia del Mondiale
4968
post-template-default,single,single-post,postid-4968,single-format-standard,cookies-not-set,everest-forms-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-7.7,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive

24 Mag San Paolo, protestano i senzatetto. L’altra faccia del Mondiale

Vogliamo dimostrare che non tutte le battaglie vengono vinte dai più forti. Ma per vincere è necessario lottare. Per vincere è necessario essere uniti. Vogliamo vivere in un paese più giusto, un paese in cui tutti abbiano accesso ad una abitazione degna. Un paese in cui la periferia sia al centro e in cui il centro sia periferia – Mtst

FDDFD5B27A5B8434FD1D419F978E643E3F7E63055176E4AD77ECC9925169DC3DSan Paolo (Brasile), 24 maggio 2014 – Almeno 15.000 manifestanti, 30.000 secondo gli organizzatori, ieri sono scesi in piazza a San Paolo, in Brasile, per chiedere più alloggi, protestare contro gli sprechi legati ai mondiali di calcio e denunciare la speculazione immobiliare in corso nella megalopoli verde-oro. Nonostante la pioggia battente, si è trattato di uno dei cortei più imponenti degli ultimi mesi e tutto si è svolto in modo pacifico, anche quando gli attivisti sono sfilati in un quartiere commerciale.

Nella metropoli che il 12 giugno ospiterà la gara inaugurale del torneo, il Movimento dei lavoratori senza tetto (Mtst) e altri collettivi si sono radunati nel quartiere centrale di Pinheiros, scandendo slogan contro i mondiali come «Coppa senza popolo, scendo in strada di nuovo» e «Fifa a casa». Il corteo ha coinciso con la fine di uno sciopero degli autisti degli autobus che ha paralizzato la città per due giorni, lasciando a piedi un milione di passeggeri.

COS’E’ IL MOVIMENTO DEI LAVORATORI SENZATETTO?

«Siamo lavoratori. Operai,  precari, sottoccupati, disoccupati che – come più di 50 milioni di brasiliani – non hanno nemmeno un alloggio decente nel quale vivere», si legge sul sito internet del Movimento dos Trabalhadores Sem-Teto. L’esperienza del Movimento nasce nel 1990 con il fine di combattere la speculazione immobiliare: «Tutti sanno che le grandi città brasiliane, sempre più ricche, nascondono nelle periferie la grande povertà di coloro che hanno contribuito a costruirle». L’obiettivo degli attivisti è di «porre le basi per una nuova società» attraverso l’occupazione di terreni abbandonati. I senzatetto allestiscono accampamenti fatti di tende di tela e organizzano la loro resistenza pacifica e nonviolenta al grido di «E’ arrivato il nostro tempo».

«EFFETTI COLLATERALI» DEL MONDIALE DI CALCIO

Cosa stia accadendo in Brasile lo spiega bene il deputato dell’assemblea legislativa del municipio di Rio Renato Cinco: «La rimozione e l’espulsione delle famiglie povere sono uno degli esempi più drammatici dell’impatto che il mondiale sta causando al Paese. Più di 250mila persone sono a rischio o hanno già perso la propria casa in funzione delle opere per il megaevento». Al fine di arrivare “preparati” al prossimo 12 giugno, infatti, numerose favelas sono state espropriate e intere famiglie sfrattate, prima che le autorità carioca predisponessero nuovi alloggi popolari. I ritardi nella preparazione della città ai mondiali, insomma, hanno portato la prefettura a imporre l’uscita dalle case nonostante le nuove abitazioni non fossero ancora pronte. The show must go on, anche se sulla pelle di migliaia di persone.

No Comments

Post A Comment