Piazza Grande | Rapporto Istat 2014: disoccupazione e povertà in crescita
4986
post-template-default,single,single-post,postid-4986,single-format-standard,cookies-not-set,everest-forms-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-7.7,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive

29 Mag Rapporto Istat 2014: disoccupazione e povertà in crescita

Schermata 05-2456807 alle 11.55.22La recessione è finita ma il nostro Paese non riesce ancora ad uscire dalla palude con 6,3 milioni di persone senza lavoro e una povertà che rimane in aumento. La fotografia annuale scattata dall’Istat – il cui rapporto 2014 è stato presentato ieri in una conferenza stampa a Montecitorio – parla di un’Italia in forte affanno in cui solo l’occupazione femminile migliora ma solo perchè le donne attraverso il loro lavoro di badanti e baby sitter suppliscono all’inadeguatezza ormai cronica dei servizi sociali.

LE NASCITE

Le nascite segnano un nuovo minimo storico: nel 2013, secondo l’Istat, le iscrizioni all’anagrafe hanno riguardato poco meno di 515mila bambini, 12mila in meno rispetto a quanto registrato nel 1995. In cinque anni sono arrivate in Italia 64mila “cicogne” in meno.

I GIOVANI

Quello dei giovani è il gruppo più colpito dalla crisi.  Il tasso di occupazione tra i 15-34enni scende dal 50,4% del 2008 all’attuale 40,2%, mentre cresce la percentuale di disoccupati (da 6,7% a 12%), studenti (da 27,9% a 30,7%) e forze di lavoro potenziali (da 6,8% a 8,3%). Una crisi dell’occupazione che ha spinto molti a cercare fortuna altrove. Nel 2012, infatti, hanno lasciato il Paese oltre 26mila giovani tra i 15 e i 34 anni, 10mila in più rispetto al 2008. Negli ultimi cinque anni il fenomeno ha interessato quasi 100 mila ragazzi (94mila).

GLI IMMIGRATI

A differenza di quanto si possa ritenere basandosi solo sulla propaganda di alcune forze politiche, l’immigrazione nel nostro paese ha subito una forte battuta d’arresto: non solo nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, ovvero il -27,7% rispetto al 2007, ma aumenta anche il numero di stranieri che lasciano l’Italia (+17,9%).

GLI OVER 65

L’Italia si conferma uno dei Paesi più vecchi al mondo: con 151,4 persone over 65 ogni 100 giovani con meno di 15 anni, presenta uno degli indici di vecchiaia più alti dell’intero pianeta. Tra i Paesi europei solo la Germania ha un valore più alto (158) mentre la media Ue28 è 116,6.

POVERTA’ ASSOLUTA

L’indicatore di povertà assoluta, stabile fino al 2011, sale di ben 2,3 punti percentuali nel 2012, attestandosi all’8 per cento delle famiglie. La grave deprivazione, dopo l’aumento registrato fra il 2010 e il 2012 (dal 6,9% al 14,5% delle famiglie) registra invece un lieve miglioramento nel 2013, scendendo al 12,5 per cento.

POVERTA’ PERSISTENTE

Per quanto riguarda il rischio di persistenza in povertà (ovvero la condizione di povertà nell’anno corrente e in almeno due degli anni precedenti), è nel 2012 tra i più alti d’Europa (13,1 contro 9,7 per cento). Si tratta di una condizione strutturale: le famiglie maggiormente esposte continuano a essere quelle residenti nel Mezzogiorno, quelle che vivono in affitto, con figli minori, con disoccupati o in cui il principale percettore di reddito ha un basso livello professionale e di istruzione.

LOTTA ALLA POVERTA’ E ALL’ESCLUSIONE SOCIALE

Nel 2011 l’Italia ha impegnato lo 0,3 per cento della spesa per la protezione sociale per le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, quota che ci relega tra le ultime posizioni nella graduatoria europea, dove spiccano i Paesi Bassi e Cipro, che riservano a tale funzione quote pari al 7,1 per cento della spesa totale.

IL SETTORE NO PROFIT

«Nell’ambito dell’assistenza sociale e della sanità – si legge sul rapporto Istat 2014 – il settore del non profit svolge un ruolo crescente sul piano del welfare, tuttavia alcune evidenze segnalano delle potenziali fragilità. In particolare, l’eterogeneità della distribuzione territoriale evidenzia una carenza nel Mezzogiorno, l’eterogeneità nella dimensione delle istituzioni, misurata in termini di numero di dipendenti, rivela una realtà parcellizzata con una elevata frequenza di piccole unità, soprattutto nel Mezzogiorno. Dal punto di vista delle risorse, le istituzioni nei due settori sono fortemente dipendenti da finanziamenti pubblici. Quindi in periodo di contrazione della spesa pubblica, come quello attuale, la sopravvivenza di molte realtà del non profit potrebbe essere a rischio».

Volume integrale «Rapporto Istat 2014 – La situazione del Paese» SCARICABILE IN VERSIONE PDF QUI

No Comments

Post A Comment