Piazza Grande | Occhi diversi e orecchie diverse: il volontariato per il Servizio Mobile
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15 Mag Occhi diversi e orecchie diverse: il volontariato per il Servizio Mobile

Alice, una volontaria del Servizio Mobile di Sostegno, ci racconta che cosa significa per lei fare volontariato con Piazza Grande.

«Non riuscirei a descrivere la mia esperienza come volontaria a Piazza Grande basandomi sulla mia prima uscita o su una persona che mi ha colpito più di altre: più che una serie di esperienze “significative”, quello che mi viene da raccontare è un percorso.

Il volontariato per il Servizio Mobile ha la capacità di farti guadagnare un qualcosa di più: un valore aggiunto che ti permette di osservare ciò che ti circonda e soprattutto le persone che ti circondano in modo diverso. Il confronto diretto con il disagio che è quotidianamente attorno a noi, ma che agli occhi di molti appare comunque invisibile, ti porta a mettere ogni cosa in prospettiva.

Grazie al Servizio Mobile di Piazza Grande sono riuscita a fare quel passo in più dall’osservare con tristezza (e a volte con indifferenza) la sofferenza e il bisogno di aiuto al toccarlo con mano. A fare qualcosa di concreto e di utile.
Utilità è un’altra parola che secondo me gioca un ruolo importante nell’esperienza di un volontario.
La sensazione che provi quando senti di aver, anche minimamente, contribuito e aiutato una persona che è lì, è reale e ti sta guardando negli occhi, è tale da innescare in te un meccanismo che ti porta a pensare: “Voglio dare ancora, voglio fare di più.” Ti fa capire che di DARE non ne puoi mai avere abbastanza.

È questa la forza motrice di un gruppo coeso di volontari che si incontra ogni settimana e che funziona, come una macchina ben oliata. Al Servizio Mobile ho trovato un gruppo di persone (e di amici) con storie ed esperienze molto diverse tra di loro ma che è comunque unito nella voglia di darsi da fare.
Ad ogni uscita con il Servizio Mobile si impara qualcosa di nuovo, sia dalla strada che dagli altri volontari. Che si tratti di portare una coperta e un bicchiere di tè o di fare una nuova conoscenza, qualcosa ti rimane sempre dentro.

Grazie a Piazza Grande ho conosciuto la dolcezza negli occhi di un signore tedesco dall’aspetto un po’ burbero ma che, non appena gli ho rivolto la parola in tedesco, mi ha travolto con la sua voglia di raccontarsi e di essere ascoltato. Ho avuto modo di incontrarlo ad un accompagnamento e mi ha colpito il modo in cui mi ha seguito e mi ha permesso di aiutarlo e di conoscerlo, fidandosi di me.
In generale ho incontrato tante persone desiderose di raccontare la loro storia come lui. Alcuni lo fanno in modo diretto, altri semplicemente ti parlano dell’ultima partita della Juve.
Occhi diversi e orecchie diverse: Piazza Grande mi ha dato anche questo.»

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