Focus: Mediterranea | Piazza Grande
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11 Feb Focus: Mediterranea

Mediterranea, in mare per restare umani

Il racconto di Alice, volontaria della Sea Watch: “Non sono mai riuscita a dire a nessuno che avranno tante difficoltà e saranno ostacolati”

Dal numero di febbraio di Piazza Grande
di Francesco Pascucci
Foto di Michelle Seixas

Il 9 gennaio scorso, nelle acque territoriali maltesi, dopo 19 giorni in mezzo al mare, la guardia costiera dell’isola prendeva in consegna dalle navi Sea Watch 3 e Sea Eye i 49 migranti partiti dalle spiagge libiche e salvati da morte certa tra le onde del Mediterraneo. Il rimpallo di responsabilità con il quale è stata gestita la crisi umanitaria è ormai storia nota. Meno noti sono invece i volti e le storie di tutte quelle persone nate e cresciute in Europa che hanno deciso di non essere complici della paralisi decisionale che attanaglia in una morsa micidiale le istituzioni politiche del nostro continente.

Passare tanti giorni in mare, in quelle condizioni, è semplicemente terribile. L’equipaggio stesso, nonostante l’esperienza, ha vissuto giorni tesissimi che segnano profondamente l’anima.

Alice ha 25 anni, è educatrice professionale ed attivista di Mediterranea, una piattaforma di realtà della società civile che collaborano per testimoniare e denunciare cosa sta accadendo nel Mediterraneo centrale. Il caso ha voluto che si trovasse a bordo della Sea Watch 3 in quei giorni frenetici. “Caso mai, immobili. Dal momento in cui comprendi che devi rimanere fermo in mezzo al mare e non hai nessun posto dove andare, ti ritrovi a cercare una soluzione a un problema che non dovrebbe porsi: dove far sbarcare delle persone che fuggono da guerra e violenza e hanno rischiato di annegare in mare. Io mi sentivo molto impotente quando si trattava di dover spiegare la situazione ai naufraghi. Mi dicevano tu sei europea, quella è casa tua, sei venuta a salvarmi, com’è possibile che né io né te possiamo scendere dalla nave?”.

Passare tanti giorni in mare, in quelle condizioni, è semplicemente terribile. L’equipaggio stesso, nonostante l’esperienza, ha vissuto giorni tesissimi che segnano profondamente l’anima. “Tu stesso vivi dentro di te delle contraddizioni enormi e non sai come risolverle. Li avevamo salvati dalle acque, eppure non me la sentivo di dirgli che la loro vita sarà probabilmente una merda perché c’è tanta gente che non li vuole. Non sono mai riuscita a dire a nessuno che avranno tante difficoltà e saranno ostacolati. Ci limitavamo a dire di imparare la lingua il più in fretta possibile, e di armarsi di molta pazienza prima di trovare una casa e un lavoro. Prima di tutto il pensiero era di portarli in un porto sicuro. Nessuno sarebbe dovuto tornare indietro. Non con noi”.

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