Cultura: "Storie del dormiveglia" | Piazza Grande
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18 Mar Cultura: “Storie del dormiveglia”

LE STORIE DI ROSTOM TOCCANO LE CORDE PIU’ PROFONDE DI OGNUNO DI NOI

Dal numero di dicembre di Piazza Grande
Di Jessica Ballerini

Primi piani di espressioni tratteggiate nel buio dialogano con campi lunghi di foreste, natura secca alla luce brillante del giorno. Siamo ai margini del regno dell’invisibile, la città. Possiamo permetterci finalmente di essere vigili, lasciare che la commozione ci sorprenda quando i fumi dei pensieri di Khteri di giorno seminano nelle piante i suoi sorrisi. Calati nell’intimità del dormiveglia di altri, le parole si articolano più sveglie degli uomini stessi, sono palpiti di un enorme cuore che ancora ci è straniero. Questa comunicazione paradossale ed essenziale che si svolge a “Rostom” è tessuta da Luca Magi, un magnete che attrae la poesia di Gennarino e le storie dalle bocche di Roxanna, David, Leonardo.

Queste persone ci stanno di fronte: la loro vita è stata un gioco a somma zero. Poi ci siamo noi che li guardiamo, con tenerezza scopriamo in loro la pietà nella domanda fatta alla vita di diventare altra e di rinascere dalle ceneri. Non sanno che noi li stiamo ad ascoltare. Seppur conducano una lotta difficile, non c’è nulla di più reale della dignità che li tiene in piedi. C’è un fuoco per celebrare la gioia nel dolore. Cane che vai cercando gli uomini, sei nel posto giusto.

Sono un uomo che vagabonda senza mai davvero fermarsi,
getta uno sguardo casuale su di voi e poi
distoglie il suo volto,
lasciando a voi di provarlo, di definirlo,
attendendosi le cose più importanti da voi.
Non faccio che avanzare un momento soltanto
per girarmi e affrettarmi nell’oscurità.

Versi di W. Whitman

L’EMOZIONE DI GUARDARE E ASCOLTARE GLI UOMINI CHE VAGABONDANO SENZA MAI DAVVERO FERMARSI

Dal numero di dicembre di Piazza Grande
di Luigi Russo

“Storie del dormiveglia” è un film documentario che parla di uomini e di donne, di vicende e vissuti diversi, ma con un unico stereotipato marchio: quello del senza dimora. I protagonisti ritrovano coscienza della propria individuale personalità nelle strutture-dormitori: Capo di Lucca, ormai in disuso, e Rostom in via Pallavicini 12. Gli ospiti, attori loro malgrado, si raccontano mettendosi a nudo: emergono sconcezza, vizi e fragilità, sogni e desideri, e soprattutto la speranza di futuro che non sia uguale all’eterno presente, dove i sogni si confondono con una realtà a volte romanzata, forse desiderata, inconsciamente, nel dormiveglia.

“Storie del dormiveglia” è un film da guardare e da ascoltare. Le scene si succedono con una lentezza che tiene lo spettatore in una sorta di sospensione emotiva, la voce narrante descrive come una prosa poetica il susseguirsi delle scene. La scena dei due innamorati nel bosco, lontani da qualsiasi cliché di una società che ci vuole perfetti è una vera poesia, riesce a emozionare nel profondo.

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