Focus group | Piazza Grande
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14 Mag Focus group

Piazza Grande, dopo 25 anni dove dobbiamo andare

Un pomeriggio di aprile abbiamo incontrato quattro persone che in modi diversi si sono imbattute in Piazza Grande. Ecco le loro storie e i loro pensieri

Dal numero di maggio 2019 di Piazza Grande
di Sara Carboni

In venticinque anni Piazza Grande ha incrociato la strada di innumerevoli persone, con storie molto diverse tra loro, tutte però accomunate dall’aver vissuto un periodo di difficoltà. Difficoltà che è stata in qualche modo riconosciuta e a partire dalla quale si è cercato di instaurare una relazione e in molti casi di proporre un percorso di ripartenza.

Per conoscere il punto di vista di chi Piazza Grande l’ha vissuta dal “di dentro”, un pomeriggio di aprile abbiamo invitato alcuni utenti dei servizi della cooperativa al Laboratorio Scalo. Utilizzando la tecnica del focus group, una forma di discussione guidata su un tema, con l’aiuto di Malvina Bonali, operatrice sociale oltre che redattrice del nostro giornale, Pippo, Giuliano, Nicola e Nicole ci parlano della loro esperienza e della loro opinione su Piazza Grande.

Il più attento in questo è Giuliano, ex tipografo, che ne vaglia qualità della carta, grammatura, colore. Nicole lo vede per la prima volta e ci chiede: “Si può utilizzare il giornale per denunciare quello che non funziona?”

Quasi tutti hanno conosciuto il nostro giornale tramite i vecchi diffusori di strada, ma non avevano ancora visto la nuova edizione, che sfogliano con molta curiosità. Il più attento in questo è Giuliano, ex tipografo, che ne vaglia qualità della carta, grammatura, colore. Nicole lo vede per la prima volta e ci chiede: “Si può utilizzare il giornale per denunciare quello che non funziona?” Alla proposta di Malvina di partecipare alla redazione del giornale con articoli e suggerimenti, Giuliano incalza: “Quello che c’è scritto qui può essere giustissimo e attuale, ma chi lo capisce? Noi, gli altri non lo capiscono, lo buttano. Io il giornale lo porterei alle persone giuste: quelle che sono pronte a calpestare tutti, e chiedere a loro che cosa ne pensano…” Pippo sostiene che cambiare il metodo di distribuzione è stata una buona cosa, perché ormai non funzionava più.

È lui che conosce Piazza Grande da più tempo, da quando dormiva in strada e a dargli un panino la sera era un gruppo di volontari di quello che oggi è diventato il Servizio Mobile di Strada della cooperativa Piazza Grande: “Ora sono più organizzati, ti danno le coperte e ti offrono un posto letto, è un servizio utile, ma non tutti lo accettano”. È stato anche uno dei primi abitanti al Condominio Scalo, esperimento di co-housing sociale per persone senza dimora, dove ha vissuto per un mese. Era presente all’inaugurazione, quando ha preparato un pentolone di risotto coi funghi che gli ricorda i monti dove è nato. Ci racconta che a Scalo pensava di essersi finalmente sistemato, con una camera e un posto dove poter cucinare, ma una serie continua di piccoli furti l’ha esasperato. Malvina ci spiega che ogni volta che si verifica un problema a Scalo, si fanno delle assemblee per discuterne insieme, anche se non sempre si riesce a risolverli, come ci conferma anche Giuliano, che a Scalo ci vive tuttora dopo un periodo al dormitorio Rostom. Pippo continua: “Io sono sempre stato aiutato, ma ho la testa dura e sono tornato in strada”. Finché, dopo un ricovero all’ospedale, è andato a stare al Rostom.

Al Rostom vive anche Nicola, ex imprenditore napoletano caduto in disgrazia, finito anche lui al dormitorio dopo un lungo periodo in ospedale. “Il Rostom è un ambiente molto familiare: quando sono arrivato mi hanno aiutato in tutto”. Secondo lui stare al dormitorio non è necessariamente un’esperienza negativa, “dipende da te, puoi organizzarti la giornata come vuoi, nessuno ti impedisce di stare in mezzo alla gente e di fare le tue cose. Anche se la sera quando torni ne vedi di cotte e di crude!” Difatti Nicola è anche un frequentatore assiduo del laboratorio di comunità Happy Center, in Bolognina, dove partecipa alle attività di litografia e di pasta fresca, ed è molto propositivo nell’organizzare momenti di condivisione come le grigliate, o la gita a Napoli del prossimo 9 maggio, della quale ha promesso di farci un resoconto dettagliato per il prossimo numero.

Chi ha esperienza di uno dei servizi più innovativi di Piazza Grande è Nicole, che vive con altre due persone in un appartamento del progetto Housing First, gestito dalla cooperativa e finanziato dal Comune di Bologna. Non del tutto soddisfatta di questa esperienza, suggerisce che per migliorarla ci vorrebbe più interazione fra gli operatori e gli inquilini, per risolvere problemi di convivenza o anche semplicemente spiegare come si vive in una casa, “perché molte persone, dopo tanti anni passati in strada, non sanno più come si fa”. E anche maggiori occasioni di incontro e scambio tra i partecipanti al progetto, come le gite dell’Happy Center, “perché vivendo nella povertà è difficile potersi permettere una vacanza”.

Ci dice poi che le piacerebbe vedere insieme chi supporta i progetti della cooperativa e chi li vive in prima persona, “secondo me la festa per i 25 anni di Piazza Grande può essere un’occasione di conoscenza diretta fra le persone che vivono in difficoltà e chi le aiuta e lo fa magari solo da lontano”.

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