PAROLA D’ORDINE: “REINVENTARSI” | Piazza Grande
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08 Lug PAROLA D’ORDINE: “REINVENTARSI”

La Bologna solidale all’epoca del Covid-19

Articolo di Alessandro Ghidini
Immagine di Marta Vittuari

È stata un’irruzione inaspettata quella del Covid-19, un sovvertimento di abitudini e cicli di vita che ha scardinato nel profondo l’idea stessa di cosa sia il bene di una società, rimescolando priorità ed esigenze. “Distanza” e “separazione” sono diventate sinonimi di sicurezza, andando a determinare una rinnovata normalità in cui lo spontaneo è sostituito dal forzato, dall’ imposto: da corpi in aggregazione, in perenne contatto, si è passati ad individui-isole, ad un “ciascuno deve pensare e bastare a sé stesso”. Quella che ora si riaffaccia dalla porta di casa è una società stordita, colpita nei suoi equilibri più intimi, mantenuta in piedi da chi ha saputo reinventare e reinventarsi, trasformando la crisi in una lotta per il miglioramento sociale.

Come l’Italia “s’è desta”, anche Bologna ha risposto alla chiamata solidale, affidandosi ai centri sociali Tpo e Làbas, entrambi da anni coinvolti nella costituzione di una rete di legami sociali volta a conferire una prospettiva di dinamismo e reciprocità ai meccanismi di solidarietà.

“L’esperienza del lockdown – mi confida al telefono Tommaso Cingolani, attivista di Làbas – ci ha messi di fronte alla necessità di reinventare il mondo, di riallineare progetti e obiettivi: vogliamo realizzare un modello solidale orizzontale, in cui si possa lavorare non esclusivamente per la comunità, ma soprattutto con essa”. Spezzare la logica di passività che spesso accompagna le attività di assistenza, sostituire i processi di sussidiarietà e mutualismo verticali con un’azione che renda ogni beneficiario un anello di una catena umanitaria coesa: nascono così le iniziative delle “Staffette alimentari partigiane” e delle “Brigate di mutuo soccorso”.

Pensati per coprire i mesi di aprile e maggio, entrambi i progetti si fondano sul coinvolgimento del maggior numero possibile di persone, a partire dal crowdfunding che ne stabilisce il budget. A dati aggiornati, i contributi della comunità. hanno superato i 25000 €, regolarizzando la distribuzione non solo di generi alimentari indirizzati a cittadini senza dimora, ma anche di libri e materiali didattici a bambini e ragazzi in età scolastica, a cui si sono aggiunte consegne destinate a tre detenuti attualmente sotto pena alternativa al carcere.

I numeri sanciscono il successo delle attività: 50 pacchi settimanali consegnati, circa 40 senza dimora raggiunti, più di 120 volontari impegnati nelle consegne, per un totale di circa 300 persone gravitanti nell’orbita del tessuto solidale ricreato da Tpo e Làbas.

A quanto pare, neanche il Coronavirus ha saputo dar torto a John Donne e ai suoi versi di quasi mezzo millennio fa, che le iniziative bolognesi meglio
non avrebbero potuto concretizzare: “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è una parte del tutto. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità”.

Per seguire da vicino gli sviluppi delle attività di Tpo e Làbas, e per farne parte, basta un click sul seguente link: http://www.produzionidalbasso.com/project/staffettealimentari- partigiane-la-spesa-a-casa-per-chicasa-non-ha

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