Voci dal Mercato | Piazza Grande
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24 Apr Voci dal Mercato

Circostanze attenuanti

Dal numero di aprile 2019 del giornale Piazza Grande

C’è una distanza, spesso incolmabile benché talvolta affascinante da percorrersi, tra l’immaginazione e la vita: nell’ambito dei giocattoli, per esempio, immagina chi di certi prodotti, da adulto, fa collezione, forse vagheggiando i modi, le forme e i ricordi di un tempo perduto, mentre vive (ancorché immaginando) chi di quegli oggetti è destinatario, ossia i bambini e le bambine, tramite i giochi impegnati a configurare, nella mente e nel cuore, i tracciati delle proprie esistenze future.

Quasi un addestramento precoce all’inferiorità sociale, a quella condizione subalterna visibile anche in certi “verdetti” giuridici dove uno stupro viene ritenuto insussistente a causa della scarsa avvenenza della vittima

Per gli uni e per gli altri, il mercato delle bambole in plastica da accudire, vestire e pettinare non sembra aver sofferto, dal 1959 della nascita di Barbie (a oggi l’articolo più celebre e diffuso dell’intero settore), alcuna flessione. In molti ritengono anzi che quello stesso ambito si sia aperto, in senso progressista, fino a includere segnali di peculiarità estetiche e culturali in altre epoche estranee al mondo dei giocattoli (ma quali sono le reali differenze tra Barbie e Razanne, dal 1996 la prima bambola americana con velo islamico, nel momento in cui entrambe sono pietrificate in un sorriso perpetuo e in una perenne perfezione esteriore?). Una cosa, però, continua a restare evidente, e cioè quanto le cosiddette «fashion-doll» siano ancora soprattutto concepite per appartenere al patrimonio ludico delle bambine, alle quali suggeriscono, quasi senza eccezioni, un ideale di taglie e dimensioni fisiche del tutto irreali, canoni di bellezza piuttosto rigidi e lontanissimi dalla realtà, traguardi fisiognomici destinati a innescare insoddisfazione e ossessioni.

Quasi un addestramento precoce all’inferiorità sociale, a quella condizione subalterna visibile anche in certi “verdetti” giuridici dove uno stupro viene ritenuto insussistente a causa della scarsa avvenenza della vittima, o dove a un omicida si dimezza la pena valutando quale circostanza attenuante il suo essere preda di una «tempesta emotiva» al momento di strangolare l’ex-compagna. Compagne, mogli, passanti, conoscenti, sconosciute: sempre donne trattate come bambole di plastica, usate e poi buttate via.   

Venite a trovarci al Mercato di Piazza Grande, in via Stalingrado, 97/2 — dal martedì al sabato, orario continuato 09:30 / 18:30.

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